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24/10/2009

La caduta del dollaro e le guerre preventive!

addio dollaro.jpgDi equilibri mondiali che si spostano ne parlo spesso, forse per tenerli sempre sotto agli occhi, naturalmente, quando parlo di equilibri in movimento, intendo anche quelli economici. E la notizia, nemmeno troppo segreta o recente, che un gruppo di paesi del Golfo Persico insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia hanno intenzione di abbandonare la centralità del dollaro nei mercati internazionali, ne è la prova concreta. L’idea è di creare un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e la nuova moneta unificata pensata per i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, a cui appartengono Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Ma parliamo un po’ di storia.

Dopo la II guerra mondiale, gli USA erano l’unica vera potenza dove era accumulato l’80% dell’oro e si sviluppava il 40% della produzione mondiale. Così, quando nel 1945-46 si posero le basi per organizzazioni come la Banca Mondiale (WB) e il Fondo Monetario Internazionale (IMF), era scontato che come moneta di scambio internazionale fosse introdotto un sistema monetario oro-dollaro, equiparando il bigliettone verde all’oro depositato nelle casse USA.

La guerra in Vietnam, però, impoverì terribilmente le riserve auree americane, portandole da 30 miliardi si dollari di partenza a 10 miliardi di dollari. Oltre a questo, l’estrazione di petrolio sul suolo nazionale non era più sufficiente a soddisfare un paese che ne era assetato, traducendosi, attorno al 2002, nell’importazione di circa il 60% del fabbisogno nazionale dai paesi dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio).

Negli anni ’70 abbiamo quindi un dollaro che Nixon, allora presidente USA, a seguito delle spese dovute al fallimento Vietnam, aveva slegato dall’oro, e come se non bastasse, una richiesta sempre crescente di petrolio. Bisognava dare più peso al dollaro, e in questo certamente venne in soccorso l’obbligatorietà, per i paesi che acquistavano petrolio dall’OPEC, del pagamento in dollari.

C’è il sospetto di accordi segreti tra USA e Arabia Saudita, in passato, ma forse sono solo congetture o verità nascoste quel tanto che serve a fare ognuno i propri interessi. Fatto sta che l’egemonia del dollaro era incontrastata e che l’Arabia Saudita, in quanto maggior produttore di petrolio di tutta l’organizzazione, ha la licenza di aumentare o diminuire la produzione di greggio e, in definitiva, la possibilità di dettarne il prezzo.

Insomma, i paesi senza petrolio, che volevano acquistarne dall’OPEC, o avevano a disposizione dollari per comprarlo, oppure dovevano farseli prestare dalla WB o dall’IMF, che non essendo la Caritas, ne pretendevano la restituzione, con i relativi interessi, chiaramente in dollari.

Dollari che comunque gli USA potevano stampare e spendere per acquistare beni all’estero. E qui ci inoltriamo nella follia delle leggi economiche: la carta moneta. Una valuta che non è coperta da alcun valore depositato, come l’oro o l’argento, e quindi, tirando le somme, aveva solo un valore “sulla parola”, una sorta di pagherò che si basava sulle capacità dell’economia nazionale di pagare i propri debiti.

Un’economia, quella americana, che è sorretta in buona parte dagli investimenti stranieri, ma che avendo sparso i bigliettoni ovunque e avendo quasi costretto le nazioni a creare fondi in titoli USA, quindi in dollari, ne esce rinforzata, pur avendo perso il proprio peso rispetto all’oro, ma avendolo guadagnato nel tempo rispetto al petrolio. Il dollaro si è trasformato in una moneta coperta dalle riserve di petrolio nel mondo.

Però, ovvio che c’era un però, qualcuno ha detto che forse è il momento di dire basta a questa egemonia. Visto lo spostamento degli equilibri finanziari dovuti (anche) alla crisi mondiale, l’allargamento costante dell’Europa, lo sviluppo economico in rapida crescita della Cina (che conclude contratti senza dovere necessariamente invadere altre nazioni), i paesi di cui dicevo all’inizio del post stanno spingendo affinché venga introdotta una moneta diversa, prevedendone l’entrata nei mercati internazionali per il 2018.

C’è da dire che più di un paese ha tentato di introdurre l’euro nei propri mercati, ma ci sono attività terroristiche che sono molto più sottili del seguace del corano che si immola facendosi esplodere. A volte assumono strane connotazioni, arrivano addirittura a chiamarsi “Guerre preventive” e così si adopera il vecchio detto: colpirne uno...

Saddam Hussein, che per carità, meritava punizioni anche per altri motivi, non sono certo qui a piangerlo o redimerlo, aveva introdotto l’euro negli scambi del petrolio. Quindi, il petrolio che l’Iraq vendeva agli stati acquirenti, veniva pagato in euro. Inoltre, il programma dell’Onu “oil for food – petrolio in cambio di cibo”, era sviluppato in euro.

Bene, sappiamo tutti come sono finite le cose, e se vi siete chiesti come mai non sono state trovate armi di distruzione di massa, magari ora potreste immaginare perché. Il paese è stato successivamente foraggiato di dollari, moneta con cui, nella nuova gestione congiunta del governo, inizialmente venivano pagati i dipendenti. Il petrolio è tornato a essere scambiato in dollari e il programma dell’ONU è stato smantellato in favore di un nuovo programma statunitense, chiaramente in dollari. Ed è abbastanza facile capire perché il ritiro delle truppe risulta così “graduale”.

E l’Afghanistan? È vero, era la base di Al-Qaida, ma casualmente è una regione che produce gas e sotto il cui suolo passeranno oleodotti e gasdotti che porteranno rispettivamente petrolio e gas dall’Asia centrale e dal Mar Caspio verso il Pakistan e l’India, paesi dall’economia in fermento e in notevole via di sviluppo.

Qualcosa si sta muovendo.

Gli economisti (sì, ok, sono gli stessi che non si sono accorti dell’imminente crisi economica mondiale) dicono che il nuovo paniere di monete presto o tardi arriverà.

La Cina ha già lanciato la prima obbligazione in yuan e le banche centrali asiatiche stanno abbandonando progressivamente il dollaro per rifornirsi d’oro.

Il passaggio sarà graduale, forse durerà più di nove anni.

 

Nel frattempo, l’Iran ha annunciato che d’ora in poi le riserve in valuta estera non saranno più in dollari, ma in euro. Durante una conferenza a proposito dell’Iran e del suo programma nucleare, Obama ha detto: “La comunità internazionale non è stata mai così unita nella condanna,” e nessuno può dire di no, vai Oby, però ha pure aggiunto: “e gli Stati Uniti si difenderanno non escludendo alcuna opzione.”

 

Poi, da cosa si devono esattamente difendere, non l’ha specificato!

 

Fonte: Internazionale n. 816, Resistenze.org, Third World Traveler, Corriere.it, Repubblica  Foto: amicib.org

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