27/01/2010
Anti – Alzheimer: meglio la fede o le pillole?
Due notizie vanno nella stessa direzione, anche se da strade un tantino diverse. La prima è quella proposta dai ricercatori della Clinica Geriatrica dell’Università di Padova, diretta dal Prof. Enzo Manzato.
La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati su “Current Alzheimer Research”, hanno studiato l’attività quotidiana di 64 pazienti affetti da Alzheimer. Li hanno divisi in gruppi, tra basso, medio e alto livello di religiosità.
Ne hanno studiato, per un anno, l’autosufficienza nelle attività basilari (come vestirsi, mangiare da soli e lavarsi) e in quelle più complesse (come telefonare). Il risultato è davvero interessante. Chi era più religioso ha subito una perdita di grado cognitivo inferiore del 10% rispetto a chi non era particolarmente credente.
Il Prof. Manzato ha affermato questo: "E' noto che gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo, ma nel caso dello studio riportato sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva. Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a 'credere' in una entità spirituale".
Dalla Francia, invece, arriva il rimedio farmacologico. È opera delle ricerche di Etienne-Emile Baulieu (l’inventore della pillola RU486, quella del giorno dopo, per intenderci). L’Endocrinologo e Biochimico ha scoperto una proteina che rallenterebbe gli effetti dell’Alzheimer.
La proteina in questione si chiama: Fkbp52 ed è presente nel cervello in grande quantità. Stimolandola con un farmaco, andrebbe a riparare la Tau, un’altra proteina, scoperta nel 1988 da Michel Goedert, implicata nel buon funzionamento dei neuroni. La Tau sarebbe la principale responsabile dell’Alzheimer e delle demenze senili.
La scoperta, o meglio, la ricerca che dovrebbe partire ora, aprirà la possibilità a una diagnosi precoce, già cinque o dieci anni prima dell’insorgere dei segnali clinici e, probabilmente, potrebbe portare benefici contro l’avanzamento della malattia.
Ecco, appunto, “dovrebbe”. Sì, perché l’annuncio non è casuale. Per continuare la ricerca servono 5 milioni di euro, che di questi tempi non li trovi facilmente. Qualcosa si sta muovendo, qualche finanziatore si sta mettendo in moto, ma la cifra è alta.
Dunque, miei cari futuri centenari che andrete a rimpolpare gli attuali 35 milioni di malati di Alzheimer in tutto il mondo (le stime sul futuro dello studio condotto da Alzheimer’s Disease International, Adi, parlano di 65,7 milioni nel 2030 e 115,4 milioni nel 2050), non temete, potete stare tranquilli.
Tra scienza e fede, risparmierete sulle badanti!
11/01/2010
Agricoltura in Africa!
L’Africa, nell’immaginario collettivo, è fatta di deserto e terra arida, ma questo non corrisponde esattamente alla realtà, perché ha un potenziale agricolo notevole, in alcune zone.
Prendiamo per esempio il Mali. Coltivare gli alberi era tradizione, caduta però in disuso quando il governo coloniale francese, da un giorno all’altro, ha deciso che gli alberi non erano più dei proprietari degli appezzamenti sui quali crescevano. No, improvvisamente erano diventati di dominio pubblico. Ovviamente lo scopo era di arricchire i funzionari amministrativi con le vendite dei diritti di sfruttamento.
Dopo l’indipendenza dalla Francia la legge è rimasta e chi tentava di potare gli alberi era punito. Il risultato? Gli alberi venivano semplicemente sradicati, così c’era meno rischio, e la terra ha cominciato a inaridirsi.
Ecco allora entrare in campo un pioniere dell’agricoltura, che con mezzi supertecnologici e milioni di euro di sovvenzioni dai paesi industrializzati... non c’entra assolutamente niente.
Si chiama Sawadogo, ha un terreno di 20 ettari e nonostante la siccità del passato è rimasto nella sua terra e non s’è dato per vinto. La sua tecnologia è di una semplicità estrema, ecco perché risulta di successo e ha reso fertile il Sahel, la zona a ovest del Sahara.
La tecnica si basa su una tradizione antica, scavare pozzi poco profondi, detti “zai”, per raccogliere l’acqua piovana e farla arrivare alle radici. Un metodo antico, appunto, usato dalle popolazioni del posto. Lui, però, ci ha messo del suo. Ha scavato pozzi più grandi, capaci di contenere più acqua, in cui gettava il concime durante la stagione secca.
Sono avvenuti due miracoli. Il primo è l’aumento del raccolto, cosa che si poteva supporre. Il secondo si è rivelato inaspettato. I semi presenti nel concime hanno fatto nascere alberi tra le piante di miglio e sorgo. Gli alberi, nel tempo, hanno dato una spinta ai raccolti, difendendoli dal calore e mantenendo un buon grado di umidità. Le foglie cadute hanno prodotto una base di protezione per la terra che ha incrementato la produttività e creato foraggio per il bestiame.
Sfruttando questo metodo, in Niger ci sono ora 200 milioni di alberi e 5 miliardi di ettari di terra coltivabile in più. Programmi di organizzazioni umanitarie, per quanto lodevoli, si rivelano invece insostenibili in Africa. Con sementi di ultima generazione e pozzi d’acqua potabile si avviano soltanto attività non autosufficienti, che richiedono continuamente foraggiamenti dai paesi industrializzati (i cui rubinetti delle donazioni purtroppo si sono stretti dall’esplosione della crisi mondiale del 2008).
La paura è nel nuovo colonialismo (vedi post: Africa S.P.A.: l’Africa e il nuovo colonialismo), con cui i paesi più sviluppati si stanno accaparrando appezzamenti di terreno fertile a prezzi stracciati in paesi in cui la fame stermina la popolazione. Ma restiamo sulle tecniche agricole. Sono usate in Burkina Faso, Mali e Niger e prendono il nome di “rigenerazione naturale assistita”: credo saranno molto utili quando l’Italia verrà investita dal riscaldamento globale (vedi post: Vertice sull’ambiente a Copenhagen e il mondo sommerso).
Noi togliamo alberi, smettiamo di piantarli a favore di una superproduzione legata ai fertilizzanti e alla genetica. Uomo e scienza che sfidano la natura, ma siamo certi di uscirne vincenti?
Per il momento ce lo fanno credere.
Fonte: Internazionale Foto: kwizera
22:40
Scritto da : lcds1
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08/01/2010
Alzheimer e cellulari!
Il nuovo studio condotto da Gary Arendash della University of South Florida e pubblicato sul Journal of Alzheimer Disease è rivoluzionario, soprattutto per chi fabbrica cellulari.
Secondo la ricerca, le onde elettromagnetiche ad altissima frequenza emesse dai telefoni cellulari non sono pericolose, anzi, migliorano la memoria di tutti e soprattutto riescono a tenere lontano o a far regredire il morbo di Alzheimer.
Prendendo tre gruppi di topolini, il primo sano, il secondo affetto da demenza senile e l’ultimo destinato a esserlo, li hanno sottoposti per due ore al giorno, per un periodo di 7-9 mesi, a onde elettromagnetiche della stessa frequenza delle onde emesse dai cellulari quando stiamo telefonando. Il risultato dello studio è stato un miglioramento della memoria nei topolini sani e in quelli già malati. Nei topolini predisposti ma non ancora ammalati, invece, la malattia non è insorta.
Già me li immagino questi vecchietti sempre al telefono, chissà chi chiameranno!
Ammesso sia vero l’effetto immediato delle onde elettromagnetiche proposto dallo studio, non si risolvono i dubbi circa il contributo all’aumento dei tumori cerebrali dei quali sono accusate. In un documento: “Cellulari e tumori cerebrali: 15 motivi per essere preoccupati” si tratta ampiamente l’argomento.
Gli studi sono molteplici, almeno quanto i risultati. Alcuni studiosi dicono che i cellulari sono innocui, altri che sono pericolosi. Poi si dovrebbe verificare da chi sono finanziati gli studi, ma questo è un altro paio di maniche. Ci sono voluti 40 anni a capire che le sigarette erano causa di tumori ai polmoni e le case del tabacco non erano certo in prima fila a mostrare i risultati delle indagini, ma certamente pronte a oscurare la verità con montagne di soldi. Il sospetto che possa accadere la stessa cosa è abbastanza scontato.
Lo studio Interphone, che raccoglie i dati di 13 paesi (tra cui l’Italia), e che quindi raccoglie un campione interessante, sembra sia in grado di misurare l’incidenza del tumore relativo all’uso del cellulare.
Ogni 100 ore di utilizzo l’incidenza aumenta del 5%. Se l’uso diventa estensivo all’anno si parla di un aumento dell’8%. Sul decennio andiamo a un aumento del 280% e per l’uso costante dall’adolescenza si sale al 420%.
Una ricerca australiana ha riscontrato invece un problema relativo ai soli maschietti. A seguito di un’esposizione di 16 ore a onde elettromagnetiche simili a quelle emesse dai cellulari, si avrebbero lesioni nel DNA dello sperma tali da rendere problematica la procreazione.
Quelle del cellulare sono le onde elettromagnetiche che più abbiamo vicine o con le quali siamo maggiormente a contatto. Meglio, crediamo sia così. In realtà veniamo costantemente attraversati dalle onde dei ripetitori, che assieme alle emissioni in atmosfera e all’uso di una chimica sconsiderata, probabilmente continueranno a mietere vittime. Un ciclo che è cominciato e che difficilmente potrà concludersi per tornare a livelli più “normali”.
L’unica soluzione è abbandonare molte delle comodità a cui siamo abituati e abbracciare una decrescita che…
Oh, chiedo scusa, mi suona il cellulare!
19:23
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14/12/2009
Passo avanti nella lotta al tumore!
Sono italiani, dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, gli scienziati che dai primi risultati sembrano avere scovato un nuovo bersaglio nella lotta al tumore, come promette una prossima pubblicazione su Nature Cell Biology.
Si chiama cdk2 ed è una molecola che impedisce l’invecchiamento cellulare.
Gli scienziati hanno studiato il comportamento di un gene (Myc) che, in alcune mutazioni, è un oncogene, ovvero porta all’insorgere del cancro. Inibendo il cdk2, ovvero impedendogli di produrre la sua azione anti-invecchiamento, il Myc invecchia fino a morire.
Causa di questo gene può essere il linfoma, il neuroblastoma, il cancro al seno e al colon-retto.
Gli esperimenti condotti inibendo il cdk2 su cellule tumorali in vitro hanno portato al loro invecchiamento, oltre a impedirne la moltiplicazione.
Un esperimento successivo, condotto su topolini da laboratorio sani, ma predisposti al linfoma, ha prodotto come risultato l’insorgere della malattia in età più avanzata e con una frequenza inferiore.
Il prossimo passo è testare l’esperimento su topolini già malati, per vedere se la somministrazione di farmaci che bloccano la cdk2 riescono ad arrestare il tumore in corso.
Se tutto andrà bene, si arriverà presto (almeno tra un anno e mezzo) a sperimentare i farmaci sui pazienti malati.
21:06
Scritto da : lcds1
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09/12/2009
Le dita bioniche!
Innovazioni “di fino”, dopo la mano artificiale realizzata dalla Scuola Sant’Anna di Pisa e impiantata nel Campus Biomedico di Roma su un paziente italo-brasiliano, che s’era visto amputare l’avambraccio a causa di un incidente automobilistico.
Per l’arto artificiale si usano elettrodi posti nella zona del polso (proprio come ci insegnano i film di fantascienza), collegati ai nervi del paziente. La mano, quindi, risponde ai comandi inviati dal cervello.
Le tecniche si affinano e arrivano a produrre dita bioniche che, grazie a sensori mioelettrici, permettono al paziente di provare sensazioni simili al tatto e usare così le protesi per una gamma di movimenti paragonabili alle dita vere.
Questi particolari sensori permettono alle dita di comunicare con i muscoli della mano, avvertire quindi le loro contrazioni (elettricamente, con i segnali elettromiografici), mentre altri, posti sulle dita, rilevano il tatto. L’insieme delle informazioni, insegnando ai pazienti come usarle, vanno a costituire un notevole aiuto per chi ha subito amputazioni parziali. La stima per l’Europa si aggira attorno alle 52 mila persone, nel mondo sono 1,2 milioni.
Chiaramente per chi se le potrà permettere!
È vero che l’azienda che le ha messe a punto ha impiantato a sue spese le prime dita su alcuni amputati, come l’ex pianista spagnola Maria Antonia Iglesias, a cui un’infezione ha portato via tutte le dita della mano destra e l’intera mano sinistra, ma il prezzo è ancora troppo alto. Il costo “per dito” si aggira sulle 35 mila sterline per la versione senza copertura e 45 mila per la versione ricoperta di pelle.
Di quel milione e 200 mila persone (considerato che in Europa sono soltanto 52 mila), pochi potranno accedere a una tecnologia così avanzata. È più probabile che molti di loro, lontani dall’occidente, nemmeno in tutta la vita arriveranno a sapere di questa scoperta.
Nonostante questo, avanzare è d’obbligo!
Fonte: Ansa, Polimi, Espertoseo, Tesi on line, Fisi on line Foto: Ansa
22:07
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06/12/2009
Vertice sull’ambiente a Copenhagen e il mondo sommerso!
Fortunatamente, persone come Sarah Palin, ex-governatore dell’Alaska e proposta come vicepresidente degli Stati Uniti alle ultime elezioni, nelle file degli eredi di Bush, non sono riusciti a prendere in mano le redini del potere. Una delle sue ultime uscite è questa: "Le decisioni politiche hanno bisogno di vera scienza e vere soluzioni, non scienza spazzatura e stupide tattiche per terrorizzare, portate avanti da una conventicola ambientalista che approfitta delle paure della gente e fa apparire un peccato contro l'umanità guidare un Suv".
Alcuni hacker, secondo lei, avrebbero catturato e-mail tenute nascoste da Obama a proposito del riscaldamento del pianeta. Sarebbero tutte balle le teorie sulle colpe dell’uomo.
Ognuno ha i suoi pareri, certo, ma alcune volte, specie nelle sfere così alte del potere, è tutt'altro che un bene.
La verità è che l’uomo influenza l’effetto serra, il riscaldamento del pianeta e il suo lento declino. Per un terzo, con gli edifici che continuano a consumare troppo (e le leggi non impongono le nuove tecnologie nelle costruzioni), un terzo per i mezzi di trasporto (sì, anche i Suv che sembrano monolocali, come tutte le altre auto) e un terzo per le industrie e le miniere.
Guardate questa mappa interattiva (cliccate e verificate voi stessi, è in inglese, ma si capisce benissimo, purtroppo) creata dal MET, il sevizio meteorologico britannico, che mostra come sarà il nostro pianeta dopo l’innalzamento di 4 °C della temperatura globale.
Previsioni da fantascienza, ma è realtà. Questo dovrebbe succedere tra 80 anni, a patto di non mettersi in moto per fare qualcosa prima e che non sia troppo tardi.
Un’Italia colpita da estati bollenti, con l’aumento di 8 °C rispetto all’epoca pre-industriale. Risorse idriche (laghi e fiumi) diminuite del 70%. Incendi a distruggere le zone boschive.
Se ci spostiamo in Africa, l’aumento di 7 °C della temperatura andrà a diminuire la produzione di granoturco del 40%, rendendo aride zone fertili.
In Indocina si abbatteranno cicloni di sempre maggiore intensità e potere distruttivo.
Gli oceani aumenteranno la loro acidità e diminuirà la presenza di fauna marina, la barriera corallina distrutta.
Il livello dei mari s’innalzerà di 80 centimetri, sommergendo le isole del pacifico, come tante altre coste. Questo perché, rifacendo i calcoli, si stima che il ghiaccio in Groenlandia si stia sciogliendo più velocemente e la porterà, entro la fine del secolo, a sparire del tutto.
La previsione è di 3 miliardi di persone con forti limitazioni dell’accesso all’acqua. Lo dice anche l’ONU, che prevede la costrizione dello stesso numero di persone a emigrare dalle isole del pacifico.
Se il presidente della Micronesia, Emanuel Mori, è addirittura scoppiato in lacrime all’incontro sullo sviluppo a Stoccolma, significa che un problema c’è. Le isole del pacifico saranno davvero sommerse. Le riunioni subacquee alle Maldive o quelle oltre i 5000 metri in Nepal non sono raduni di matti, sono tentativi di sensibilizzare.
La bozza preparata per il vertice sul clima di Copenhagen prevede un contenimento dell’innalzamento entro i 2 °C (anche se si pensa che non basti) e una riduzione della produzione di gas serra, entro il 2050, del 50% rispetto al 1990, con un impegno dei paesi più ricchi a raggiungere l’80% di emissioni in meno.
La realtà però è diversa. Tante sono le parole sprecate e pochi i soldi investiti. Dovremmo tornare indietro con le nostre abitudini e diminuire i consumi? Non è questo che si chiede, ma consumare meglio, a fronte magari di una spesa (immediata) maggiore, come le case a minor consumo energetico, che recuperano valore nel tempo. Pensiamo che soltanto i grandi vertici mondiali riescano a risolvere i problemi, però tutto parte da una maggiore responsabilizzazione agli sprechi, agli eccessi. Inizia dalle lampadine a basso consumo e dalle luci accese inutilmente, dalle automobili che consumano come fabbriche e da un’indifferenza alla differenziazione dei rifiuti, dalle temperature tropicali nelle case d’inverno a quelle polari d’estate. Chiaramente non si ferma lì, suona quasi come un luogo comune, ma è un inizio.
Nel frattempo, investimenti esorbitanti per costruire ciclopiche tubazioni che attraversano mezza Europa nella lotta al gas sicuro (proveniente dalla Russia) o la nuclearizzazione dell’Italia, non portano certo verso un futuro in equilibrio col pianeta.
11:37
Scritto da : lcds1
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27/11/2009
Ehm, la Panspermia è...
In Antartide, nel 1992, ha rivisto la luce un meteorite marziano. Il suo nome è Allan Hills o ALH 84001 e gli studiosi ci lavorano analizzandolo dai primi anni ’90. Ora, però, la ricerca ha dato risultati inaspettati. Al suo interno, protetti da cristalli di magnetite (un minerale ad altissima presenza di ferro e con proprietà magnetiche imparagonabili), i ricercatori hanno trovato batteri fossili vissuti in passato su Marte.
Certo, leggendo La verità del ghiaccio di Dan Brown si potrebbe uscire dal sensazionalismo, ma ci sono altre novità.
È dell’agosto 2009 la notizia del ritrovamento di Glicina, un amminoacido alla base della “nascita” della vita, nella coda di una cometa, WILD2, dalla navicella spaziale della Nasa Stardust, a 390 milioni di chilometri dalla Terra.
Grazie a un materiale superspugnoso la navicella è riuscita a catturare i residui della coda e li ha depositati dentro un barattolo che la sonda ha paracadutato nel deserto dello Utah nel 2004. Fra le sostanze esaminate i ricercatori, dopo essersi accertati non provenisse dai residui di costruzione della navicella stessa, hanno confermato la presenza dell’amminoacido.
Si avvalora, alla luce di queste scoperte, la teoria della Panspermia, ovvero che la vita, o quantomeno i mattoni indispensabili, gli ingredienti per darne origine, siano presenti nello spazio.
Grazie ai meteoriti e altri corpi celesti i pianeti verrebbero quindi “fecondati”.
La Grande Madre, la nostra Terra, già la conosciamo. Sul Grande Padre “inseminatore” si accettano teorie.
Fonte: Ansa, University.it Foto: serc.carleton.edu
00:09
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06/10/2009
Il futuro della Terra: la Geoingegneria!
Che la terra non sia più tanto in forma come un tempo l’ho già detto e non starò qui a ripeterlo. È un fenomeno iniziato con l’innocenza dell’innovazione, i primi motori, le macchine a vapore, da lì è cominciata l’escalation, ma non sappiamo ancora dove ci condurrà. Si possono fare previsioni più o meno disfattiste, teorizzare dove porterà l’accumulo di anidride carbonica, l’allargamento del buco nell’ozono, il riscaldamento del pianeta, ma, primo, non ci piace ascoltare messaggi negativi circa il prossimo futuro (affrontare un mutuo di 30 anni con l’idea che avremo presto il deserto dietro casa o di vederla sommersa dall’innalzamento del mare, è troppo per chiunque), e secondo, difficilmente torneremmo volentieri indietro nel tempo, abbandonando buona parte dei lussi e dei consumi (e degli sprechi) diminuendo così le ragioni della crescita esponenziale dell’industria, che passa come un rullo compressore sull’ambiente.
Bene, dunque abbiamo deciso di puntare avanti, verso il progresso e lo sviluppo. Ma come facciamo a salvaguardare un po’ di quel pianeta di cui abusiamo?
Giusto, ci sono gli accordi di Kyoto a diminuire la produzione di anidride carbonica, ma metterli in pratica potrebbe costare al globo all’incirca mille miliardi di dollari l’anno.
Credo che nessuno stia spingendo come un matto per essere il primo a cominciare.
Ecco allora scendere in campo gli scienziati, che come impavidi romanzieri, sfornano idee innovative quanto stravaganti, che i politici mondiali stanno già prendendo in seria considerazione.
Ma vengo al sodo. La prima proposta è quella di John Latham, del National center for atmospheric research, che propone di alleggerire la forza del sole coprendo gli oceani con un mantello di nuvole. Delle turbine, impiantate con delle calamite su una flotta di 1500 navi, spruzzerebbe nell’aria l’acqua del mare, che verrebbe poi trasportata dal vento in quota e lì andrebbe ad aumentare l’umidità e il volume delle nuvole, coprendo appunto il cielo con una coperta bianca. Sempre che non butti a temporale.
Costo: 600 milioni di dollari l’anno per le prime 300 navi, più altri 100 milioni l’anno per mantenere l’attività.
Una seconda idea è quella di David Keith, esperto di tecnologie energetiche all’università di Calgary, in Canada. Lui propone di creare delle specie di aeratori provvisti di filtri che catturino chimicamente l’anidride carbonica. Insomma, dei filtri che l’assorbano e rendano pulita l’aria che passa attraverso. Il problema sta nello sbarazzarsi dell’anidride carbonica raccolta, che andrebbe asportata dai filtri e immagazzinata per esempio nei pozzi petroliferi esauriti oppure nell’oceano. Qui, infatti, il plancton provvede a ingerirne grandi quantità, e quando muore, l’anidride carbonica precipita sul fondo. Un’azienda statunitense, la Climos, ha intenzione di creare allevamenti di plancton, sfruttando il fatto che questi si sviluppano meglio in un ambiente ricco di ferro. La teoria è quella di cospargere la superficie dell’Antartide di polvere di ferro.
Il problema è che, a quanto pare, quando le alghe muoiono e avanzano nella biodegradazione, producono metano che entra nell’atmosfera. Questo gas è molto più pericoloso per l’effetto serra della stessa anidride carbonica.
Ma se proteggersi dal sole è la via maestra, il miglior candidato a salvarci si chiama Roger Angel, un astronomo e professore di ottica all’università dell’Arizona. Secondo lui, il sistema migliore per riparare la terra dai raggi del sole è costruire uno scudo. Il metodo è un tantino singolare. Innanzitutto si devono costruire delle pistole elettromagnetiche lunghe 1500 metri che dovrebbero sparare nello spazio, verso il sole, dei dischi di ceramica grandi quanto un piatto. Bastano venti pistole, ognuna delle quali dovrebbe lanciare 800 mila piatti ogni cinque minuti per 10 anni, per creare uno strato di piatti che galleggerebbe nello spazio e ci proteggerebbe dai raggi solari.
Costo: migliaia di miliardi di dollari.
Per ultima ho tenuto quella che lo stesso consulente scientifico di Barak Obama ha definito l’ultima spiaggia. Quindi attenzione, questa è una soluzione possibile.
È stato visto come un aumento della concentrazione di anidride solforosa nell’atmosfera, dovuta in passato a eruzioni vulcaniche, possa diminuire la temperatura terrestre di qualche grado. Bene, partendo da questo concetto, esistono dei progetti per creare un sistema di tubazioni che trasportino in aria decine di chili di anidride solforosa al secondo, che verrebbe poi sparsa nell’atmosfera da alcuni dirigibili sospesi a ventimila metri d’altezza. Questo proteggerebbe la terra dalla luce del sole e abbasserebbe la temperatura globale, ma in alcune zone del pianeta, verso il tramonto, muterebbe il cielo in un rosso acceso. Oltre a questo, particolare sul quale si potrebbe anche sorvolare, il pompaggio non dovrebbe mai essere interrotto, per non provocare piogge acide, cambiamenti climatici inaspettati, radicali innalzamenti delle temperatura o Dio solo sa cosa.
Costo: cento miliardi di dollari.
">Di qualcuno dobbiamo avere paura, lascio a voi la scelta se sia più pericolosa la scienza o la politica, ma credo che forse sarebbe meglio non fossero questi personaggi, con questi metodi, a decidere per tutti.
Il problema più grande è che con l’inizio degli esperimenti si metterebbero in moto delle reazioni a catena che potrebbero provocare danni irreversibili. Specie se tecnologie di questo tipo, così incognite nella ricaduta temporale, arrivassero nelle mani sbagliate, per usarle come scorciatoia a una soluzione forse più costosa, ma certamente più salutare.
Quello che preoccupa me, invece, è se riusciremo mai a trovare delle mani giuste!
Fonte: Inernazionale n.814 articolo di Graeme Wood, The Atlantic, Stati Uniti.
Foto: ok-ambiente.com
19:54
Scritto da : lcds1
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27/08/2009
Nuova fecondazione assistita, stop alle malattie genetiche del DNA!
Cellule, siamo solo tante cellule messe insieme (a volte nemmeno troppo bene) che usano i mitocondri per funzionare. A eccezione dei globuli rossi, tutte le altre usano queste piccole parti perché la loro funzione è ricavare energia. E proprio nei mitocondri risiede un DNA particolare, il DNA mitocondriale (mtDNA), diverso dal DNA nucleare, che come dice il nome stesso risiede nel nucleo.
Nella migliore delle ipotesi, si pensa che l'embrione umano erediti geneticamente l'1 o il 2 % di questo DNA, mentre tutto il resto viene ereditato dalla madre.
Altro fatto è che eventuali mutazioni del DNA mitocondriale possono portare a gravi malattie e che, essendo ereditato in larga misura dalla madre, esse sono trasmissibili geneticamente per via materna. Se la madre presenta una malattia causata da mutazioni del DNA mitocondriale, il figlio erediterà la stessa mutazione, mentre se il padre è malato i figli non erediteranno la mutazione.
Probabilmente è stato questo a spingere la ricerca verso la nascita di quattro scimmie da due mamme e un papà. Pubblicato da Nature, ricercatori USA dell'Oregon National Primate Research Center and Oregon Health and Science University a Beaverton, hanno eseguito un nuovo metodo di fecondazione assistita. Esso consiste nel prelevare il DNA nucleare da una cellula uovo della futura madre, gravata da difetti genetici al DNA mitocondriale, e trasferirlo nella cellula uovo (precedentemente "svuotata" del DNA nucleare) di una seconda scimmia, donatrice in questo caso del DNA mitocondriale. Infine, dopo la fecondazione col seme del papà, gli embrioni vengono impiantati nell'utero ospite.
Ciò ha portato alla nascita di quattro scimmie assolutamente sane e apre le porte alla possibilità di dare alla luce bimbi sani da mamme portatrici di malattie genetiche al DNA mitocondriale.
Non so voi, ma io resto in attesa di questioni etiche, morali, religiose e quant’altro.
Due mamme, figuriamoci i litigi!
Fonte: Ansa, Scumdoctor.com, Wikipedia Foto: Nature
18:43
Scritto da : lcds1
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29/07/2009
Scientology: verità, bugie e John Travolta
A gennaio di quest’anno John Travolta ha subito un tremendo lutto, la morte del figlio Jett a seguito del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (adhd). Alcuni dicono sia anche conseguenza della contrarietà della chiesa a cui appartiene, Scientology, all'uso di medicine per curare le malattie. Si tratta di voci velate dal dubbio, mentre sono infondate quante affermano che l'attore sia in procinto di abbandonare questa fede.
Ma che cos'è Scientology? Si definisce chiesa, religione e l'argomento è dibattuto perché essa non crede in un Dio, non necessita una fede in qualcuno o in qualcosa, ma in un pensiero. Quello promosso nel 1954 da L. Ron Hubbard, uno scrittore di fantascienza (guarda un po', quasi un collega!). Per loro stessa definizione è "una religione del ventesimo secolo che comprende un vasto insieme di conoscenze derivanti da alcune verità fondamentali, la principale delle quali è questa: l'uomo è un essere spirituale dotato di capacità che vanno bel oltre quelle che egli considera di avere normalmente. Egli non è solo in grado di risolvere i propri problemi, di raggiungere le mete che si è prefisso e di conseguire una felicità duratura, ma può anche raggiungere nuovi stati di consapevolezza mai sognati prima”.
Bello, quasi quasi mi iscrivo, direte tutti.
A questo punto, però, entra in campo la fantascienza (o un concetto spirituale che, l'avessero professato 1000 o 2000 anni fa, sarebbe stato abbracciato da un numero molto maggiore di persone e forse ora sarebbe religione di stato). I comuni esseri umani non possiedono le facoltà per raggiungere questi livelli superiori per una sorta di punizione. Crimini commessi nella vita attuale o nelle precedenti, o traumi, vanno a depositarsi nella "mente reattiva", annidandosi, rimanendo latenti e provocando un'influenza sulla "mente cosciente". A causa di situazioni di dolore, incoscienza e forti stress psicologici, la sensazione provata si fisserebbe nella mente creando un engram, una sorta di ricordo inconscio che, nelle vite successive, al ripresentarsi delle stesse condizioni, risveglierebbe l'engram e porterebbe l'essere umano a gravi patologie o scompensi psicologici.
Per liberarci, secondo Scientology, è necessario raggiungere lo stato di "Clear", ripulirsi cioè di tutti gli engram e i ricordi negativi. Per farlo, naturalmente, è necessario un auditor, qualcuno che ci guidi attraverso un percorso spirituale che trovi dentro di noi le risposte. Basta prima trovare i soldi per riuscire a pagare i servizi proposti!
Scientology dichiara di essere una religione a tutti gli effetti, non una "setta" come in tanti la definiscono, e che si tratta di una confessione in buona fede e come tale riconosciuta in molti stati, tra cui gli Usa e dalla Corte Europea per i Diritti Umani.
I livelli di conoscenza superiore vanno da uno a otto e sono segreti, perché lo stesso Hubbard ha dichiarato in passato che sarebbe rischioso per la vita venirne a conoscenza senza essere debitamente preparati. Ma alcuni ex della chiesa hanno confessato di cosa parla il livello 3. In una parte, detta "Il muro del fuoco", afferma che durante i suoi viaggi extracorporei in giro per l'universo ha scoperto che i problemi degli esseri umani provengono da una punizione inflitta all'umanità, 75 milioni di anni fa, da Xenu, il dittatore della Confederazione Galattica che portò sulla Terra miliardi di alieni a bordo di aerei simili ai DC-8 per poi ucciderli dentro un vulcano usando bombe a idrogeno.
Ecco, ve l'ho detto. Adesso sapete con chi ve la dovete prendere!
Agli appassionati consiglio la serie tv 4400, credo ci siano molti riferimenti.
Fonte: Ansa, Wikipedia, Scientology Foto: Success.co.il
18:57
Scritto da : lcds1
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| Tag: scientology, hubbard, mente, anima, spirito, john, travolta, xenu, religione, chiesa | OKNOtizie |
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MATTEO MONCO, classe 1979, vive a Fiesso Umbertiano, in provincia di Rovigo.
La città dei sacerdoti è il racconto di un’avventura, la storia di pochi ragazzi che dichiara guerra ai massimi sistemi del potere, nel nobile scopo di liberare se stessi e i loro simili dalla prigione mentale che li circonda.




