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17/03/2010

Guru setta Maya e La città dei sacerdoti!

guru maya.jpgIl titolo può essere fuorviante, lo ammetto. Ma non cominciate a pensare che La città dei sacerdoti voglia arrivare a creare una setta di lettori in estasi. Piuttosto, le vicende di ieri, le verità che stanno uscendo dall’arresto di Danilo Speranza, il guru della setta Maya, hanno molto in comune con quello che La città dei sacerdoti vuole rappresentare.

 

La setta Maya ha circa mille adepti e numerose attività. Si dedica al recupero di alcolisti, tossicodipendenti, persone con disabilità e minori. Promuove la massima espressione dell’uomo nell’arte, nella filosofia e tante altre cose meravigliose. Ma che cosa emerge invece dalle indagini? Che Danilo Speranza si faceva intestare dagli adepti le loro attività, chiedeva naturalmente soldi, per l’acquisto di francobolli, macchinari per la ricerca molecolare e donazioni. Cosa ancora peggiore, abusava di bambine di 10-12 anni, figlie di adepti. Faceva credere loro di avere addirittura poteri paranormali, oppure che se non lo seguivano nella depravazione, sarebbero state disconosciute o avrebbero perso la benevolenza delle loro madri e degli adulti che frequentavano. Bambine cresciute nella setta Maya, che conoscevano unicamente quella realtà, totalmente assorbite dalla follia del guru. L’uomo che dichiarava alle madri come soltanto grazie a quelle pratiche potesse “modificare il karma delle bambine” e trasmettere loro “il suo Dna sano e curativo”, grazie al quale avrebbe risparmiato alle madri le “sofferenze altrimenti inevitabili” del “destino negativo” riservato alle bambine.

 

Questo è il triste legame che unisce gli eventi a La città dei sacerdoti, a quella Eden in cui fiorisce una cultura superiore fatta di cloni, uomini svuotati del loro raziocinio che agiscono come automi, seguendo le leggi improbabili della loro guida, un guru visionario che determina i destini di uomini e donne per raggiungere i suoi scopi.

 

Cosa spinge uomini e donne, dalla vita disperata o magnifica, tra le braccia di un manipolatore di menti. Secondo alcuni la mancanza di uno scopo. "Non ho niente", oppure, "ho tutto, e adesso?" Quel qualcuno, il nostro guru di turno, ci darà nuove leggi, altre ispirazioni, un modello di vita, frasi da imparare, modi di pensare che ci verranno imposti. Così potremo smettere di usare il cervello, perché diventerà funzionale al suo desiderio, al portare a termine il suo progetto. Quale che sia, solo il guru può definirlo. Un’associazione, Maya, che perseguiva l’aiuto ai bambini, un’istruzione degna, la protezione dalla violenza e dagli abusi.

 

Una triste somiglianza tra queste vicende e La città dei sacerdoti perché storie simili raccontano capitoli uguali. Storie di manipolazioni, di regole indiscutibili, di destino scritto, d’impossibilità a tornare indietro. E allora si va avanti, finché non succede qualcosa, fino a che gli adepti si ribellano ai soprusi e alle falsità delle loro guide (LCDS) o due bambine denunciano cosa accade negli incontri col guru (Maya).

 

Storie simili, appunto, che raccontano di un mondo che esiste, che sta lì vicino, ma di cui non ci accorgiamo nemmeno mentre ci camminiamo in mezzo, se non poi fare la scoperta tremenda, improvvisa, che la magia e il nostro “credo fai da te”, un po’ come Babbo Natale, non esistono.

 

Ciò che rimane è il vuoto nelle nostre tasche (perché ripulite dalla setta) e nei rapporti sociali che abbiamo perduto, quando l’abbandono più totale alla nuova fede ci ha accecati.

 

Di chi è la colpa? Dei manipolatori o dei manipolati?

 

Fonte: Ansa, Il Tempo, Il Messaggero, Xenu  Foto: Il Corriere.it

15/03/2010

Al Qaeda non esiste?

al qaeda.jpgCerte notizie, chissà perché, non passano. Vuoi perché mettono in crisi il terrorismo mediatico o perché non sono vere… decida ognuno per sé. Tuttavia è curioso provare a cercare approfondimenti su fatti o persone e non trovarne praticamente alcuna traccia.

 

Più o meno è quello che accade per il rapporto presentato dall’ex capo del controspionaggio francese (DGSE) Allain Chouet. Nel discorso davanti alla Commissione Affari Esteri francese, Chouet ha chiaramente affermato che Al Qaeda, così come la si vuole presentare, ovvero un’organizzazione strutturata, militare e gerarchica, non esiste più. Anzi, è morta nel 2002 a seguito dei bombardamenti delle grotte Tora Bora. Dei 400 membri attivi, ne sarebbero rimasti in vita soltanto 50. Tutti elementi secondari, tranne Ayman al-Zawahiri e Osama Bin Laden, che comunque non avrebbero alcun valore sul piano “attivo” e sarebbero rifugiati in zone impervie, capaci di comunicare esclusivamente con mezzi rudimentali.

 

L’idea non è remota ma nessuno ne parla, almeno non così platealmente. Il fatto che l’informazione arrivi però da una fonte autorevole come Chouet, non può che dare un valore maggiore alla tesi.

 

Gli attentati successivi sarebbero soltanto il frutto di “lupi solitari”, che vivono immersi nella popolazione e che proprio lì ottengono il proselitismo di cui hanno bisogno. L’ideologia sfocia nel fondamentalismo e nell’odio verso l’occidente, che si nutre delle continue morti tra i civili, nelle guerre cominciate e mai finite.

 

Tuttavia, a nessuno conviene che Al Qaeda non esista. Non conviene a Bin Laden o altri esponenti, ecco perché rivendicano gli attentati (con audio e video spesso dubbi). Non conviene ai mezzi di comunicazione, che appioppano all’organizzazione ogni minima attività criminale che coinvolga o no (vedi il caso antrace negli USA) dei musulmani. Non conviene agli Stati Uniti, che vedono nascere sempre in nuovi stati delle macchie wahabite (ramo dell’islam di cui fa parte Bin Laden).

 

Lottare contro i lupi solitari considerandoli invece una grande organizzazione strutturata, legittima Nato e Usa a inviare mezzi e corazzate per combattere quella che Chouet definisce una “zanzara”. Ma la zanzara è stata mancata, mentre la guerra continua. Ed è proprio il perseverare della battaglia, il numero di morti civili in crescita continua, l’instaurarsi di governi discutibili come quello di Karzai in Afghanistan, che fanno questi lupi solitari ancora più forti. Aumentano il proselitismo e, soprattutto, fanno di Bin Laden una sorta di eroe che riesce a fregare continuamente gli Stati Uniti.

 

Secondo Chouet, qualsiasi elemento violento ha bisogno di dichiararsi aderente ad Al Qaeda per ottenere l’attenzione dei media. L’altra faccia della moneta sono gli stati retti da regimi musulmani, i quali, per reprimere i loro contestatori, possono semplicemente additarli come appartenenti ad Al Qaeda, ed ecco che la lotta contro di loro sarà supportata, magari, anche dai paesi occidentali. Da qui, la proliferazione di Al Qaeda in Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia e nel Maghreb.

 

Prendendo tutto questo per vero, che cosa si può fare per contrastare i lupi solitari?

 

Mettere in atto misure di sicurezza mirate e sostenute da iniziative politiche, sociali, economiche, educative e culturali che vadano a invertire la tendenza dei giovani ad aderire alle ideologie jihadiste e antioccidentali.

 

Poco tempo fa Richard Holbrooke, diplomatico USA che monitora l’Asia Centrale, ha dichiarato l’esistenza in Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Kazakhstan di cellule di Al Qaeda. Le stesse repubbliche ex-sovietiche hanno appena stretto accordi con la Cina.

Nel 1989 i Russi, che dieci anni prima avevano invaso l’Afghanistan, furono messi in fuga dai mujaheddin con l’aiuto economico degli USA. Dall’instabilità politica conseguente, nacque il regime dei Talebani.

 

Auguriamoci che il futuro non abbia il senso dell’umorismo. 

 

Fonte: Cittadiariano, Parrocchie.it, Dailytimes

01/03/2010

Obama: spettacolare riduzione delle armi nucleari!

nucleare.jpgLa notizia di per sé non può che portare gioia. Barak Obama ha deciso che si assisterà presto a una “spettacolare riduzione” dell’arsenale nucleare. L’amministrazione statunitense sta infatti preparando il documento denominato Nuclear Posture Review, che andrà a ridefinire la strategia difensiva americana.

 

Bene, diciamo. No al nucleare (almeno le bombe)!

 

Il destino degli armamenti non ci è dato saperlo al momento, però sappiamo cosa ne sarà della difesa. Perché la linea non verrà abbandonata, ma si passerà alle armi non nucleari. Sono allo studio infatti un potenziamento del sistema antimissile, o scudo anti missile, che proteggerebbe gli USA da un attacco missilistico, e la definizione di nuovi siti per missili non nucleari che possano raggiungere entro un’ora il bersaglio predefinito.

 

Credo che adesso ci sentiremo tutti molto più tranquilli.

 

Come netto punto a favore, la rinuncia a sviluppare nuovi prototipi di armi nucleari, per esempio le bombe anti-bunker messe a punto durante l’amministrazione Bush. Neutralizzato però dalla mantenuta possibilità del "first strike". Ovvero, nel caso del sospetto di prossimo attacco nucleare, la distruzione preventiva dei punti in cui sono stoccati gli armamenti nemici.

 

Ancora lenta invece la risposta circa il ritiro degli armamenti tattici di stanza in Europa (anche in Italia). L’amministrazione ne ha parlato in via non ufficiale, almeno secondo quanto dichiarato dal New York Times, con gli stati europei. Anche alla luce della richiesta di alcuni paesi: Belgio, Germania, Olanda, Norvegia e Lussemburgo (non l’Italia) di ritirare le armi presenti sul suolo dell’unione.

 

Altre critiche arrivano dalla mancata presa di distanza dalla politica Bush, dalla promessa fallita di chiudere Guantanamo entro un anno e rendendo più intensa l’attività dei Droni in Pakistan (veicoli senza pilota che possono essere controllati da terra, in cui le future vittime sono ombre piccole piccole che scappano, tipo video-game).

 

È lento e armato lo strumento diplomatico per dialogare serenamente con gli stati mediorientali e quanti fanno dell’arma nucleare una necessità. Intanto Obama ha annunciato per il 12 e 13 aprile un summit sulla non proliferazione nucleare.

 

Da che parte andrà il prossimo passo?

 

Fonte: Ansa, Wikipedia

20/02/2010

A come Accoglienza? No, come Riace!

riace.jpgGente che va e gente che viene. Un piccolo paese di quella Calabria che la tv ci presenta come pericolosa, assaltata dalla ‘ndrangheta, invasa da orde di immigrati che arrivano a rubare le risorse, il lavoro degli abitanti attuali. Un paese che ha subito l’emigrazione, verso le città del nord e oltre, alla ricerca di qualche possibilità in più che forse quel paese non riusciva a dare.

 

Da qui è partito l’impegno di Domenico Lucano. All’epoca era un insegnante e ascoltando la sua storia si comprende come non ci fosse alcun progetto dietro, ma la semplicità e la ragione della vita ha fatto il resto.

 

Viaggia in macchina lungo la costa, è l’1 luglio 1998. Vede persone camminare sulla riva, sono curdi, trecento tra uomini, donne e bambini approdati sulla spiaggia di un paese poco distante. La stessa costa, lo stesso mare che nel 1972 ha restituito al mondo i bronzi di cui tanto è famosa la cittadina.

 

Un’idea nata dal niente, dare loro le case abbandonate dai migranti. Parte il giro di telefonate, le case si trovano. “Mimmo dei curdi” cominciano a chiamarlo. Da qui nasce un’associazione dal nome importante: Città Futura. Inizia un percorso, rimpolpare di nuova linfa un paese destinato a spegnersi, ripopolarlo con gli immigrati che arrivano. Gente che va, gente che viene.

 

Nel 2004, con le sue idee, con quella semplicità di intenti che traspare, con la sua idea che funziona, si presenta alle elezioni comunali e vince. Diventa sindaco. Assegna le case del centro storico ai nuovi abitanti, convince gli anziani impauriti dal pericolo, i giovani timorosi dell’assenza di lavoro. E funziona. I nuovi arrivati entrano a far parte del tessuto del paese, devono imparare l’italiano e lavorare. Le nuove cittadine imparano a tessere la ginestra e la lana, per creare manufatti tipici della zona, imparano a soffiare il vetro. Gli uomini aprono attività, lavorano come muratori e sistemano le case abbandonate che saranno affittate ai turisti.

 

Un paese in cui le tradizioni autoctone non sono imposte come una mannaia che pende dal cielo, ma le diversità sono accettate, rispettate e giovano al sistema stesso. Un paese che aderisce al progetto SPRAR (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati), che ha dato spunto ad altri comuni, nel 2008 ai vicini Caulonia e Stignano, per avviare percorsi comuni.

 

Nell’autunno del 2009 Riace ha attirato anche il regista Wim Wenders, che era lì per altri motivi. Per girare un film sui profughi che sbarcano sulle coste italiane, ma incontrando la realtà del paese ha dirottato su una sorta di documentario in 3D dal titolo “Il volo”. E a Berlino, parlando in occasione di un incontro poco dopo l’anniversario della caduta del muro, ha affermato che: “La vera utopia non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in Calabria, a Riace.”

 

C’è ovviamente chi la pensa in modo diverso. Sono uomini riuniti in altro tipo d’associazione: la ‘ndrangheta. Giova poco ai suoi interessi l’interconnessione di culture e la coesione etnica, pertanto ha già provveduto ad avvelenare i cani di Lucano e a sparare due proiettili contro la porta della taverna Donna Rosa, che è gestita dall’associazione. Sono intimidazioni che, con slancio commovente, danno la spinta al sindaco Lucano, dice che è il segno del suo buon lavoro.

 

Ci sono persone che sono scomode sotto molti punti di vista. Lo sono sia da parte delle attività illecite, vedi la ‘ndrangheta, sia da quelle lecite, vedi certi politici. Per quanto ci si possa riempire la bocca di accoglienza e integrazione, poi le leggi vanno spesso (sempre?) in senso opposto. Sono persone, fatti di cui purtroppo si viene a conoscenza solo per caso, o a volerle cercare a fatica, mentre tutto sappiamo sulle puttane di stato e i falsi eroi.

 

Il segreto è imparare a vivere come fosse la degustazione di un buon vino. Chi non vede più in là del proprio naso dirà che è semplicemente vino, ma chi vede oltre, più lontano, saprà elencarvi dieci o venti gusti diversi, che si sposano tra loro a perfezione e creano un sapore delizioso.

 

Fonti: Internazionale n°833, Blog di Giovanni Maiolo, Riaceinfestival.it

09/02/2010

Il rapporto Chiesa - Preti pedofili!

preti pedofili.jpgFresche di ieri, le parole di Papa Benedetto XVI arrivano a commentare il ventesimo anniversario della Convenzione dell’Unicef sui diritti dell’infanzia, davanti all’assemblea plenaria del pontificio Consiglio per la famiglia.

Diritti dell’infanzia violati da alcuni membri (scelta di termine azzeccata) della Chiesa, secondo Ratzinger: “Un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare”.

 

Un passo importante l’ammettere distintamente la presenza costante della piaga. Chiarimento: parliamo di uomini malati, siano essi preti o meno. E sono queste, tra le altre, le persone che nelle presentazioni de “La città dei Sacerdoti” chiamo le guide sbagliate. Uomini che segnano il destino di altri uomini (soprattutto) e donne, attraverso un gioco meschino di fiducia e silenzio. Mostri che devono pagare.

 

Qualcuno dirà “Meglio tardi che mai”, qualcun altro che “La Chiesa da sempre si batte contro la pedofilia” e altri ancora che “Sono tutte stupidaggini inventate dai ragazzini che si fingono vittime, che quelle persone non possono aver commesso gesti simili”.

 

Mettiamola così, se avete un parere tutto vostro, non necessariamente affine con quelli da me proposti, e non vi ci volete separare, bene, tenetevelo stretto. Se invece volete saperne un po’ di più e dare un’occhiata al servizio della BBC del 2006 (qui sotto, diviso in cinque spezzoni da dieci minuti), sono sicuro che aumenterete il vostro disgusto.

 

Le immagini sono vecchie, la pedofilia invece è sempre attuale.

 

Credo sia importante ricordare, perché resti bene in mente che spesso la legge è diversa per tutti.

 

Nota: Vi chiedo scusa ma Youtube mi è diventato ostile per cui posto soltanto i link dei video. Potete vedere i video cliccando sui collegamenti e presto li metterò nel post.

 

BBC - Parte 1

BBC - Parte 2

BBC - Parte 3

BBC - Parte 4

BBC - Parte 5 

 

Fonte: Ansa, BBC 

06/02/2010

Gaza, Piombo fuso e verità parziali!

piombo fuso.jpgVisitando Firenze per l’ennesima volta mi sono deciso a entrare in uno dei due musei (forse sono anche di più) che propongono alcune riproduzioni dei progetti di Leonardo Da Vinci. Una di queste è la camera degli specchi, una specie di scatola senza il coperchio, alta poco più di una persona e formata da otto pareti a specchio. Ci si accede da una porta richiudibile e all’interno è possibile vedere, nella moltiplicazione della figura, ogni lato di un oggetto senza necessità di girargli attorno.

 

Certamente non era l’intenzione del genio, ma entrandoci ho provato un senso di smarrimento particolare. Più o meno come quando si è costretti a confrontarsi con la verità. Un fatto, una verità, non è mai univoca, come la nostra immagine davanti a un singolo specchio. È piuttosto composta da infinite sfaccettature proprio come la camera degli specchi di Leonardo. Se ci stai a lungo, o presti poca attenzione, finisci per perdere il senso dell’orientamento e non capire più qual è l’uscita.

 

Davanti a quanto accade nei territori palestinesi, e nella striscia di Gaza in particolare, si assiste a un insieme di sfaccettature. Ognuno guarda il lato che preferisce, sulla base di motivazioni politiche, ideologiche e via discorrendo. Arrivare ad affermare però che l’operazione Piombo fuso sia stata una giusta reazione di Israele, è un altro paio di maniche.

 

Questa reazione, secondo gli Israeliani, sarebbe la conseguenza della ripresa dei lanci di razzi Qassam, razzi rudimentali e poco più che fatti in casa, che per otto anni hanno colpito il territorio israeliano. Raggiungono distanze dai dieci e i quarantacinque chilometri e hanno un basso potere distruttivo (ma ce l’hanno). I lanci sono cominciati circa nel 2000 e hanno raggiunto un totale che supera abbondantemente gli 8000 ordigni. In compenso hanno prodotto tra le dieci e le quindici vittime israeliane. Il loro uso mira piuttosto a sfiancare le popolazioni israeliane che vivono vicine ai confini della striscia di Gaza.

 

Dal 2006, quando l’organizzazione palestinese filoislamica Hamas ha vinto le elezioni, ottenendo la maggioranza dei seggi dell’Autorità Nazionale Palestinese, Israele ha imposto un embargo su Gaza, impedendo l’arrivo dei camion di aiuti internazionali e i rifornimenti di cibo e carburante. Secondo i palestinesi, la ripresa dei lanci, dopo la calma prodotta dagli accordi mediati dall’Egitto, sarebbero le morti di alcuni militanti, di altri cittadini palestinesi e ancora, la mai interrotta morsa dell’embargo.

 

Piombo fuso si è tradotto in una manovra militare enormemente superiore alle forze del nemico. Ha prodotto 1400 morti, la distruzione di decine di migliaia di case e quasi un migliaio di aziende, con più di 300 scuole gravemente colpite. Tutto questo secondo il rapporto di Amnesty International, Suffocating: the Gaza Strip under israeli blockade. Soltanto 100 vittime sono state uccise da uno scontro ravvicinato, il resto, da bombe sganciate dagli aerei a reazione, dai droni o lanciati dagli elicotteri. Altri, dalle nuove armi di artiglieria, profondamente digitali e che permettono di vivere la morte vera e propria con le stesse emozioni della play station.

 

Vantarsi di non aver approvato il documento Goldstone, resoconto dell’inchiesta commissionata dal Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, non è a mio parere un vanto. Il rapporto denuncia Israele (ma non a sufficienza i gruppi armati palestinesi, di qui le polemiche) di gravi violazioni dei diritti umani nella striscia di Gaza e non solo, con un’oculata descrizione degli avvenimenti nei giorni dell’operazione Piombo fuso, tra cui i bombardamenti di case, ospedali, moschee e scuole. E ancora, l’uso di armi proibite come il fosforo bianco, gli ostacoli verso i soccorsi ai feriti, l’uccisione di civili in fuga con la bandiera bianca e l’uso di scudi umani. Ogni elemento è contenuto nel documento, che è stato bocciato, ma ciò non cancella l’esistenza dei fatti.

 

Continuerò a scrivere post simili a questo e a vedere soltanto uno o alcuni lati della verità, come nella camera degli specchi di Leonardo. Altre persone continueranno a vedere sfaccettature diverse. Questo lo capisco, è fisiologico dell’essere umano. Ciò che non comprendo è se davvero il negazionismo a senso unico possa giovare a qualcuno.

 

Fonte: Wikipedia, Rete Eco, In Dies, Internazionale n°832

30/01/2010

Il Dottor Anthony!

anthony kakpindi soyei.jpgMeno extracomunitari = Meno criminali.

 

Mentre in questi giorni continua la querelle e il dibattito su chi sia più delinquente di chi, e di certo alcune voci hanno esperienza in merito, sposto gli occhi un po’ più in là e guardo storie che raccontano l’immigrazione. L’immigrazione, punto. Senza aggettivi e considerazioni.

 

Parlo di Anthony Kakpindi Soyei, originario della Sierra Leone, che per tanti anni ha vissuto in Italia. Ha ottenuto la laurea in medicina a Parma e la specializzazione in Pediatria a Ferrara. Il suo paese d’origine racconta una storia già sentita: colonialismo, finta repubblica, colpi di stato, guerra civile (con più di 200 mila morti), corruzione, malapolitica, fame e quant’altro.

 

Anche Soyei è un immigrato. Da Ferrara, dove poteva vivere tranquillamente guadagnando e arricchendosi, ha deciso di concentrarsi sulla Sierra Leone, tornando a lavorarci come medico nel 1996. Ha costruito due ospedali: la Holy Mary children’s clinic a Freetown (la capitale, che nel nome ricorda la storia, gli schiavi liberi del post-colonialismo) e un ospedale da 150 letti a Bo, seconda città del paese. Fondatore della scuola per infermieri Marta Bernasola. Console onorario dell’Italia dal 1998. Asse importante per la donazione di 57 tonnellate di riso dall’Italia, per la cancellazione del debito estero della Sierra Leone verso l’Italia e per la donazione di dieci milioni di euro per un progetto sociale.

 

Tra il 1993 e il 1995 è stato presidente dell’associazione di Ferrara: Cittadini del mondo, che promuove attività ed eventi in favore del dialogo tra le diverse culture. La prima frase che potete leggere sul sito dell’associazione alla voce “Chi siamo” è: “Nel mio paese nessuno è straniero”.

 

Soyei ha annunciato nell’agosto 2009 la sua candidatura alle presidenziali del 2012 in Sierra Leone col Sierra Leone people’s party. Ha deciso di impegnarsi ancora di più, per dare una direzione diversa al paese.

 

Anche questa è un storia d’immigrazione.

 

Fonte: Internazionale n. 830, Wikipedia

25/01/2010

Nani pericolosi!

Un Giudice – Fabrizio De Andrè (1976)

 

Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente,
o la curiosità
di una ragazza irriverente
che si avvicina solo
per un suo dubbio impertinente:

vuole scoprir se è vero
quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti
della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù
la più indecente.

Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore toppo,
troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami.
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d’un tribunale,
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva Vostro Onore,
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell’ora dell’addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.

23/01/2010

Diminuzione età scuola dell’obbligo: 15 anni. Poi, apprendistato!

squola.jpgL’emendamento al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria e proposto dal deputato Pdl Giuliano Cazzola, è stato approvato l’altro giorno dalla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati e verrà discusso il 27 Gennaio con le Regioni e le parti sociali.

 

Lo scopo della norma è diminuire l’età dell’obbligo scolastico (e l’età minima per lavorare), attualmente fissata a 16 anni, portandola a 15 anni. L’ultimo anno lo si può invece trascorrere in una fabbrica, con un bel contratto di apprendistato, come attività di formazione per i ragazzi che non ne vogliono sapere di perdere gli occhi sui libri.

 

Allarme: vogliono creare una generazione proletaria!

 

Secondo il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, nel 2009 molte aziende artigiane sarebbero state impossibilitate ad assumere un 25 % di manodopera specializzata, perché era difficile da reperire sul mercato.

 

Da qui l’idea: Formazione “on the job” (te lo dicono in inglese...).

A quanto pare è così che si ha intenzione di spendere i 2,5 miliardi di euro messi a disposizione per la formazione.

 

Prima di tutto c’è da dire una cosa. Gli ultimi studi dell’Ocse (l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e della Banca d’Italia dicono precisamente l’opposto, guarda un po’. Dicono d’investire in istruzione, perché solo questo può portare un bilancio positivo ai lavoratori (che oltre a essere elementi di studio sono persone con delle famiglie) e allo Stato.

 

Il Ministro Sacconi, però, in accordo con quanto proposto dalla UE e dagli accordi di Lisbona, vuole proporre un modo per sopperire alla dispersione scolastica. E afferma si tratti “di migliaia di giovani, tra i 14 e i 16 anni, che, superata la scuola media, né lavorano o talora lavorano in nero. Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi, attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo”. 

 

I miei peli si raddrizzano.

 

1 – “Giovane demotivato”: in mezzo ai fannulloni e ai bamboccioni, magari, potrebbe nascondersi qualcuno la cui situazione familiare ha portato a scegliere il lavoro. Che forse, con incentivi alla famiglia e una scuola meno costosa, potrebbe essere strappato alla “demotivazione”.

2 – “Né lavorano o talora lavorano in nero”: se non lavorano, non è disincentivando gli studi che li si può spingere al lavoro. E se lavorano in nero... magari è perché ne hanno bisogno al punto da farsi andare bene persino quello, non c’è offerta di lavoro in regola da quelle parti, non possiedono formazione scolastica adatta per accedere a qualifiche migliori.

3 – “Una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo”: più o meno significa che se vieni dal niente è meglio che ci rimani. Se poi di famiglia stai messo bene, continui, altrimenti: lavora, và, che è meglio.

 

La mia può apparire un’esagerazione e forse lo è. Qualcuno dirà che è solo un anno, in fondo, e che sarà mai. Ma è di più, è una dannosa imposizione dall’alto che può generare classi e differenze, inasprire le divisioni e il degrado. Serve manodopera a basso costo e l’intenzione è di crearla.

 

E poi parlare di apprendistato e affiancarlo alla parola formazione fa sorridere. Apprendistato, generalmente, significa lavoro a bassissimo costo, punto. Pensate un po’, il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia è d’accordo con la proposta, ma chi l’avrebbe mai detto.

 

Chi vive nel paese reale, quello distante dai palazzi e dalle raccomandazioni, potrebbe spaventarsi davanti a proposte del genere. Personalmente, sto con  l’OCSE, la Banca d’Italia e con l’Unione Europea. Con chi vuole una scuola pubblica migliore e con chi vuole investire sull’istruzione per tutti! 

 

Fonte: Adn Kronos, Il Sole 24 Ore, Repubblica  Foto: iltirreno.geolocal.it

18/01/2010

I am from Haiti!

Matteo%20Monco%202.jpgAnno nuovo, nuova iniziativa. Missione: sensibilizzare amici e visitatori su quanto accade ad Haiti (vedi post: Terremoto ad Haiti!).

 

Si scava ancora tra le macerie e il numero delle vittime è destinato a crescere. Gli aiuti sono lenti e le condizioni del paese non migliorano la situazione, sia dall'ovvio punto di vista logistico che sociale. Gli scontri sono all'ordine del giorno, la rabbia aumenta.

 

Non possiamo fermarci e restare a guardare.

 

La prima tappa, se possiedi un profilo Facebook, è quella di iscriverti alla causa "I am from Haiti!" e inviare a quante più persone possibile l'invito a iscriversi e fare lo stesso.

 

Seconda tappa, dona 2 euro ad Agire, l'Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze, che raduna alcune tra le principali organizzazioni non governative italiane, inviando un sms al 48541 da Vodafone e Tim o al 48540 da Wind.

 

Terza tappa, più futile ma evidente, è quella di collegarti al sito "Face your manga" e creare il tuo avatar solidale. E' semplicissimo, l'uso dei pannelli è intuitivo. Dopo averlo creato e scaricato (è sicuro), invialo a lcds@live.it accompagnandolo dal tuo nome e cognome, se vuoi, oppure un semplice nick. Se lo desideri puoi aggiungere una frase, un pensiero e pubblicherò il tutto nell'album "I am from Haiti!".

 

Grazie.

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